19 marzo 2009

Che belle opere con Berlusconi

Grandi opere, compreso il Ponte sullo stretto, entro il 2009. Quattro nuove centrali entro il 2020. Ancora miliardi investiti per distruggere il paesaggio. Questo il Piano di rinascita ormai cementato dal consenso che Chiesa e media hanno garantito all'astuto premier Silvio Berlusconi e ai suoi cortigiani. Fra questi spiccano come protagonisti dei futuri disaster movie il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola e quello delle Infrastrutture Altero Matteoli, che sostiene di aver a portata di mano ben 16,6 miliardi di euro da spendere per ricoprire d'asfalto il Belpaese. Evidentemente per lui non valgono gli avvertimenti del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi quando sollecita le banche a finanziare solo imprese meritorie. Un modello facile da imitare considerando che proviene da oltreoceano, dove con Obama gli americani oggi sono intenzionati a puntare tutto su indipendenza energetica, riforma della scuola e del sistema di tutela della salute. E invece no, da noi si spenderanno verosimilmente venti miliardi di euro per acquistare impianti di terza generazione che consumano, come sottolineano persino gli ecodem (sempre più isolati) del PD, “oltre 30 tonnellate di uranio arricchito all'anno che inevitabilmente generano rifiuti radioattivi”.
Centrali alimentate soprattutto da incredibili leggende. Dicono che produrranno a regime il 25 per cento del consumo nazionale, ma, spiegano gli esperti, “quattro centrali potranno al massimo produrre il 13 per cento del consumo nazionale”.
Ogni occasione televisiva è ghiotta per sostenere che l'Italia necessiterebbe di maggiore produzione di elettricità. In verità dall'estero importiamo solo il 12,5 per cento di energia, e il dato interessante è che, rammenta un Realacci sempre più schiacciato nel PD dal Bersani pensiero, “ben l'80 per cento è prodotta da fonti rinnovabili, e non dal nucleare”.
Insomma, all'indomani dell'euforia per il patto scellerato sul nucleare Italia-Francia, cominciano a emergere le prime incongruenze. Paradossalmente, la più importante arriva dal filo nuclearista Chicco Testa che, conoscendo i suoi polli, chiede al presidente del Consiglio dove vuol piazzare quelle “bombe”, visto che ancora non siamo riusciti a risolvere il problema delle scorie ereditate dalle vecchie centrali. L'altra arriva in forma anonima dal Palazzo: “L'assurdo è che stiamo praticamente comprando tecnologie italiane introdotte dall'Agip nucleare voluta da Enrico Mattei”. Come a ribadire, la coppia Mattioli-Scalia che lamenta una ricerca sulla fisica “ferma a trenta, quaranta anni fa”. Davvero, complimenti per le grandi opere.

Tratto da “Notizie Verdi”
Organo ufficiale d'informazione della Federazione dei Verdi

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